Filippo Cavalli di Quadrivio Group alla Career Week IUM

Filippo Cavalli di Quadrivio Group alla Career Week IUM
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Private Equity e la forza del lifestyle

Durante la Career Week dell’IUM, gli studenti hanno avuto l’opportunità di partecipare a una stimolante sessione di finanza guidata da Filippo Cavalli, partner di Quadrivio Group. L’intervento ha offerto un approfondimento nel mondo del Private Equity, con un focus particolare sul settore lifestyle, un ambito in cui Quadrivio ha sviluppato una strategia di investimento altamente specializzata e distintiva.

Un approccio verticale agli investimenti nel lifestyle

Quadrivio si distingue per la scelta di costruire piattaforme di investimento tematiche piuttosto che adottare un approccio generalista. Con circa 2 miliardi di euro di asset in gestione, la società ha strutturato le proprie attività attorno a quattro temi chiave: lifestyle, Industry 4.0, longevità della salute e intelligenza artificiale. Degno di nota è anche il fatto che il gruppo abbia instaurato partnership strategiche con grandi player come Microsoft, rafforzando il proprio posizionamento all’intersezione tra innovazione e investimento.

All’interno di questo quadro, il lifestyle rappresenta un pilastro fondamentale. La strategia di Quadrivio è quella di investire in settori guidati dai consumatori come la moda, la bellezza, l’alimentazione e l’ospitalità, industrie che non sono soltanto culturalmente influenti ma anche economicamente resilienti.

Perché il lifestyle?

Uno dei messaggi chiave della sessione è stato l’attrattiva a lungo termine del mercato lifestyle. Nonostante le disruzioni globali e l’inflazione, il settore ha dimostrato una crescita costante nel tempo.

Cavalli ha sottolineato in particolare l’ascesa del segmento dell’“affordable luxury”. Poiché il lusso di fascia alta diventa sempre più esclusivo e meno accessibile, una crescente classe media globale è alla ricerca di prodotti premium a prezzi più raggiungibili, creando così un terreno fertile per gli investimenti.

L’Italia e la Francia, ha spiegato, sono particolarmente ben posizionate in questo contesto: entrambe sono infatti leader globali nella moda e nel lusso, con solidi ecosistemi industriali e un contributo significativo dei beni di consumo al PIL.

Private Equity vs Venture Capital: una questione di tempismo

Cavalli ha chiarito anche la distinzione tra venture capital e private equity, due concetti spesso confusi. Il venture capital opera tipicamente nelle prime fasi del ciclo di vita di un’azienda, investendo in startup ad alto potenziale pur accettando un elevato livello di rischio e di possibilità di fallimento.

Il private equity, al contrario, entra in una fase più avanzata. Società come Quadrivio investono in aziende che hanno già dimostrato la loro validità sul mercato. L’obiettivo non è scoprire il potenziale, bensì accelerare la crescita attraverso strategie come l’espansione internazionale, la diversificazione dei canali e il rafforzamento organizzativo.

Questa differenza di approccio è cruciale: mentre il venture capital consiste nel scommettere sul futuro, il private equity riguarda il potenziamento di ciò che già funziona.

Criteri di investimento: oltre i numeri

Un aspetto particolarmente interessante dell’intervento è stato l’accento posto sui fattori qualitativi nelle decisioni di investimento. Pur essendo la performance finanziaria essenziale, Cavalli ha sottolineato che la relazione con l’imprenditore è altrettanto cruciale. Un accordo di private equity, ha osservato, è “come un matrimonio”: l’allineamento di visione e interessi è fondamentale.

Quadrivio preferisce solitamente mantenere i founder coinvolti nell’azienda anche dopo l’investimento. Se un imprenditore sceglie di uscire completamente, ciò può segnalare una mancanza di impegno verso il futuro della società, il che può rappresentare un rischio. Al contrario, incentivi condivisi tra investitori e fondatori creano basi più solide per una crescita di lungo periodo.

Un altro criterio fondamentale è la presenza internazionale. Cavalli ha espresso una chiara preferenza per le aziende che hanno già dimostrato successo in più mercati. Un brand che performa bene soltanto in un paese può infatti affrontare rischi maggiori di instabilità o di limitata scalabilità.

Creare valore: la strategia in azione

In termini pratici, il private equity crea valore attraverso tre leve principali: l’aumento dell’EBITDA (una misura della redditività operativa di un’azienda che esclude costi di finanziamento, tasse e componenti contabili non monetarie come ammortamenti e svalutazioni), l’espansione dei multipli di valutazione e la riduzione del debito. Tuttavia, dietro questi meccanismi finanziari si cela una realtà molto più operativa.

Quadrivio supporta attivamente le proprie aziende in portafoglio rafforzando i team manageriali, migliorando i sistemi di reporting finanziario e sfruttando la propria rete internazionale per facilitare l’ingresso nei mercati. Ogni azienda richiede un approccio su misura, che rifletta le differenze in termini di identità di brand, strategia distributiva e potenziale di crescita.

Il portafoglio della società include brand noti come Twinset, Sessùn, GCDS e Autry. Questi investimenti mostrano come interventi mirati — come l’espansione retail, lo sviluppo dell’e-commerce e il posizionamento del brand — possano incrementare in modo significativo il valore di un’azienda.

Il caso di Autry è particolarmente emblematico. Acquisito quando i ricavi erano intorno ai 90 milioni di euro, il brand è ora proiettato a raggiungere i 160 milioni, trainato dalle solide performance in Europa e Asia, oltre che da una crescente presenza retail in città come Londra, Parigi e Milano.

Pensare al futuro: l’importanza della strategia di uscita

È interessante notare come Cavalli abbia sottolineato che la creazione di valore nel private equity sia sempre legata a una futura exit. Gli investitori devono avere una visione chiara dei potenziali acquirenti, anche se, nella pratica, gli esiti spesso differiscono dalle aspettative iniziali.

Ha inoltre introdotto una metafora efficace: “non spremere completamente il limone”. In altre parole, gli investitori dovrebbero lasciare spazio a una crescita futura, affinché il prossimo proprietario possa proseguire il percorso di sviluppo. Questa prospettiva mette in evidenza la natura sequenziale e di lungo periodo della creazione di valore nel private equity.

Un settore strategico e centrato sull’uomo

Nel complesso, la sessione ha fornito agli studenti una comprensione sfumata del private equity come disciplina al tempo stesso finanziaria e strategica. Oltre ai numeri e ai rendimenti, il successo in questo settore dipende dal giudizio, dalle relazioni e dalla capacità di gestire l’incertezza.

Come ha sottolineato Cavalli, anche i business plan più accuratamente progettati raramente si sviluppano esattamente come previsto. In questo contesto, adattabilità e pensiero strategico diventano competenze essenziali.

Grazie alla Career Week, gli studenti dello IUM possono entrare in contatto diretto con professionisti del settore e ottenere preziose prospettive. Per chi è interessato alla finanza, alla moda o all’imprenditorialità, questa sessione ha offerto non solo conoscenze tecniche, ma anche una comprensione più ampia di come capitale, creatività e strategia si intreccino per plasmare il futuro dei brand globali.


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Se hai domande, contatta il team admissions all’indirizzo: admissions@monaco.edu.

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